19/10/2010

Second Week

October, 11th-17th/10

 

After few days that I needed to get used into a new place I finally found a good concentration on my works. During the second week I did a new self portrait, but smaller and better than the first one I did on my firsts days in Ii, in the same time I kept on drawing. Now my personal goal is to reach on oil paintings the same freedom of composing, to making mistakes and imagining as I always had on my drawings. For this reason I am also painting some quite big watercolours, because they are in the middle of my two different ways of creating images. An introspective investigation anyway is what move me to draw or to paint, but on painting I still feel myself very much bound on what I see in the mirror. A good friend suggested me some words written by J. Berger who said something like “drawings are made to free from hard memories, to liberate an image from the artist’s mind once for ever, and put it on paper. The intolerable image can be sweet, sad, scaring, attractive or cruel.” So this is what I want also from my paintings, to be free from the simple representation of what we use to call “reality.

 

 

Dopo qualche giorno di incertezza e adattamento fisiologico al nuovo clima ho ritrovato la concentrazione per lavorare. Come da progetto, durante questa seconda settimana ho dipinto un nuovo autoritratto più piccolo e più convincente del precedente, e nel frattempo ho continuato a disegnare. Il mio obiettivo personale durante questa residenza è riuscire a ottenere la stessa mia libertà di comporre, di sbagliare e di immaginare che ho sempre avuto sulla carta, anche attraverso la pittura ad olio. Per questo mi aiuto anche con dei grandi acquerelli, che in qualche modo fungono da ponte tra un mio processo creativo e l’altro. Di fondo rimane sempre una analisi introspettiva,  ma nella pittura mi sento ancora molto legata all’immagine che vedo riflettersi allo specchio. Una preziosa amica mi suggerisce puntale le parole di Berger: “...i disegni sono fatti per esorcizzare un ricordo che tormenta, per togliersi una volta per tutte dalle mente una immagine e metterla su carta. L'immagine insopportabile può essere dolce, triste, paurosa, attraente, crudele (cfr. John Berger, Sul disegnare, Libri Schiewiller, 2007). Così, aggiungo, devono essere anche i miei dipinti, divincolati dalla rappresentazione meramente superficiale di ciò chiamiamo realtà oggettiva.